| |

L’isola dei famosi: tutto sull’edizione che sta per partire. Morgan: uso la cocaina come antidepressivo!

Elettronoir, connubio tra raffinatezza e sonorità elettroniche, si raccontano in esclusiva a ViViCooL.

0 comments

elettronoir4Eccoci al consueto appuntamento mensile con LE ESCLUSIVE di ViViCooL.it. Questa volta incontriamo un gruppo musicale emergente: gli Elettronoir. La loro musica è un insieme di raffinate melodie intrecciate con suoni elettronici, il tutto accompagnato dalle due voci, maschile e femminile, del gruppo.

 

Cominciamo la nostra chiaccherata!!!!

 

Benvenuti sul nostro portale, partiamo con la presentazione del gruppo, a voi la formazione!

 Marco : -Gli –ELETTRONOIR- nascono nel 2004 dopo la fine di una storia d’amore.

Dopo un po’ di aggiustamenti siamo stabilmente composti così:

Marco, piano, rhods, organi e voce

Matteo, basso e fuzz

Davide, elettronica minimale e campionamenti

Georgia, voce

Nando, produzione artistica, programmazione synth, campionamenti

 Da dove deriva il vostro nome Elettronoir?

 Marco : Dalla sintesi degli elementi portanti del nostro progetto. L’elettronica per re-interpretare ed attualizzare alcuni spunti musicali del passato ed il noir come nota del realismo dei tempi in cui viviamo.

 Il vostro “stile” musicale si colloca nella fascia dell’ Elettro-Pop, spiegateci cosa si intende con questa definizione!

 Marco : Credo che si rivolgano al fatto che suoniamo il pop con l’ausilio dell’ elettronica. Ma il nostro codice genetico è molto più articolato e si rivolge in più direzioni.

Anche se quello che proponiamo, poi, alla fine, si può definire semplicemente “canzone d’amore”.

elettronoir1Fate molto riferimento alla filmografia dei tempi passati, quella filmografia che ha lasciato un segno che forse i film di oggi non potranno mai raggiungere. Cosa vi attrae di questi capolavori e quanto influiscono nella nascita di un brano?

 Marco : Ci attrae il respiro, la passione, la libertà di sperimentare di un cinema italiano capofila dell’immaginazione, dell’intensità emotiva.

Oggi questo si è perso, anche se non mancano eccezioni che fanno bene al cuore (vedi ”La prima cosa bella “ di Paolo Virzì). Noi proponiamo tentativi di recupero dalla prospettiva del futuro.

 Matteo : Non credo però che i film di oggi non possano avere la stessa intensità dei film che citiamo, anzi. In mezzo alle nostre canzoni, forse meno evidenti, ci sono anche un mucchio di riferimenti a pellicole uscite da poco. Magari non italiane – il nostro cinema, quello si, non è più quello di un tempo – però non è che non valga la pena andare al cinema oggi. Lo schermo riflette bene quello che è la società in cui è stato prodotto. Ci sono molte frontiere: penso all’Asia, o anche all’India, oltre che agli USA. Vette di lirismo che speriamo tornino presto anche nel nostro mainstream. In fondo, noi viviamo in una società in crisi, e le società in crisi danno sempre ottimi prodotti cinematografici. Pensa alla Germania degli anni 30. Marco dice bene: ci piace pensare alle nostre canzoni come a colonne sonore per film non ancora girati.

Cerco di entrare nel mondo di chi coloro che dovrò intervistare. Nel vostro caso, vedendo i video delle vostre prove e leggendo le vostre interviste, mi sembra di ritornare indietro nel tempo, quando i gruppi partivano con il furgone e giravano l’Italia facendo conoscere le proprie emozioni attraverso la musica…quanto c’è di quel passato dove la musica era l’espressione di un modo di essere e quanto di questo presente, fatto di major che studiano a tavolino il prodotto e lo modellano in base al mercato?

 Marco : Ti assicuro che girare col furgone, arrivare in locali/bar semi-clandestini per appuntamenti musicali, montare gli strumenti e suonare, restituisce il senso profondo della creatività: la condivisione.

Il nostro progetto ha bisogno di essere sviluppato quotidianamente attraverso la realtà.

Abbiamo urgenze creative, dobbiamo passare per la strada e muoverci fra la gente, luogo e massa per dove passano le idee che ci interessano.

La magnitudo delle grandi produzioni non riuscirà mai a coprire la pochezza delle idee di progetti che non sono nati “viscerali”. Siamo di una scuola che insegna questa lezione: “Fanculo la tecnica, fammi sentire l’anima”. E’ una scuola che qualcuno chiamò “punk”. La nostra attitudine, il nostro istinto si chiama così.

 elettronoir2Matteo : Che poi, c’è molta poca poesia nel furgone, e molto lavoro duro, scazzi, discussioni. Se pensate che sia come andare in gita, vi sbagliate di grosso. E’ un mestiere, dopo tutto, e come tale pretende costanza e spirito di sacrificio. Spesso pensiamo ai musicisti come sospesi in un iperuranio fatto di muse e ispirazioni. La realtà, piuttosto, sono i calli nel palmo delle mani per le casse da sollevare, o le poche ore di sonno che ti capita di dormire. Ne vale la pena? Si, senza dubbio.

 Non possiamo essere indifferenti al fenomeno che ultimamente ci viene proposto, i Talent-Show. Qui si assiste, secondo il mio parere, ad un doppio fenomeno: quello di dare spazio e visibilità a giovani emergenti, ma anche al fenomeno di cui parlavamo prima, ossia l’imposizione a tutti i costi di modellare l’artista o il gruppo in base a ciò che il mercato richiede e quindi di trovarsi di fronte a prodotti senza identità. Cosa ne pensate voi di questo nuovo modo di scoprire talenti?

 Marco : Pensiamo che il talento non ha bisogno della tv, ma è la tv ad aver bisogno di talenti.

Questi programmi in realtà sono lo stesso format ripetuto in tutte le salse.

La differenza la fanno i ragazzi che sperano, la loro personalità e la loro innegabile bravura.

Il problema è che cantare conciato per due minuti un brano famoso, mettendoci la propria faccia, la propria voce, il proprio entusiasmo è davvero il miglior modo per far crescere un talento che dal giorno dopo dovrà passare per radio, tv e giornali, incidere dischi e fare concerti?

E’ davvero “preparato” per tutto ciò chi si svuota le energie migliori dentro il tubo catodico per far funzionare un format televisivo che da lì a breve li dimenticherà a vantaggio di un’latra tribù di ragazzi da succhiare.

Noi crediamo proprio di no. La musica, nel suo significato più profondo, sta nelle cantine, nel sacrificio, nell’entusiasmo con cui si deve essere in grado di migliorare e trovare la coerenza fra anima, creatività e tecnica.

Matteo : Sai cos’è? Credo che siamo arrivati ad un punto in cui non è più la casa discografica (…ma esistono ancora?) che plasma un musicista. Questi pare arrivino già formati, tutti con il loro passato dickensiano fatto di riscatto sociale e sogni nel cassetto. Non ridono mai, lo diceva anche Aldo Grasso sul Corriere. Si prendono tutti tremendamente sul serio: non c’è gioia, ma solo quel senso di ’sfida’ da amico di maria, quell’arrivismo in cui bisogna per forza dimostrare di essere il migliore, come se la musica poi si possa misurare col metro. Vedi: la cosa che più mi impressiona è proprio questa mancanza assoluta di spontaneità, come se tutti recitassero un copione. E nessuno glie l’ha messo in mano.

 Tra i vostri testi quello che mi ha colpito per sonorità e parole è “Diva”, tra l’altro accompagnata da un bellissimo video. Com’è nata e cosa volete trasmettere al vostro pubblico con questa canzone?

 Marco : Alla Noshame Film, casa di produzione/distribuzione cinematografica, serviva una canzone da includere in un cofanetto di film psico/erotici della fine deli anni ’70.

Abbiamo così avuto la possibilità di sperimentare una soluzione che includesse forma canzone classica con una coda lunga finale da “colonna sonora del grande cinema italiano”.

Proponemmo “Diva” che piacque e fu inclusa in “Inibition”, il primo film di una giovanissima Ilona Staller, allora solo Miss Ungheria e fotomodella.

Volevamo tracciare la linea della decadenza, delle false illusioni, delle speranze nate morte.

 Leggendo le recensioni dei vostri lavori, spesso si fa riferimento ai Baustelle ed al fatto che le vostre composizioni sono molto simili. Personalmente credo sia ipocrita e inadatto paragonare un gruppo ad un altro, per il fatto che sminuisce il lavoro che c’è dietro ad una composizione. Cosa vi sentite di dire riguardo a questo?

 Marco : Che è molto usuale farlo. Noi ci sentiamo molto diversi dai gruppi cui ci accostano. Il riferimento con i Baustelle è la soluzione più immediata che usano per far capire, oggi, che facciamo pop ma non siamo Tiziano Ferro o Ramazzotti. Non ci offendiamo perché si tratta di un gruppo importante, ma siamo d’accordo con te che sia limitativo. In comune, e non solo con loro, abbiamo attinto allo stesso pozzo culturale, ma su posizioni, sfumature e intenzioni parallele e mai coincidenti.

Matteo: Io personalmente sono sempre molto lusingato dell’accostamento. Malgrado abbiano nei dischi dei suoni di plastica manco fossero Paolo Meneguzzi, trovo che siano una delle migliori penne che il sottobosco indipendente italiano ha sfornato. Belle melodie, testi che rimangono e che quasi ti vergogni a cantare per quanto sono personali. E poi, ce l’hanno fatta. Quanti gruppi conosci che nell’epoca degli mp3 sono riusciti a passare dalla cantina all’assegno mensile della siae con cui pagare l’affitto? Vuol dire che tutto sommato la stoffa c’è.

Il paragonare un gruppo all’altro scommetto che è un giochino vecchio almeno quanto il tam-tam. Però, beh, stiamo parlando di musica, che è una cosa impalpabile e immateriale per definizione. Non è semplice far capire a qualcuno com’è che suona questo nuovo gruppo, se accanto non ci metti una coordinata, un riferimento. Che poi magari i Baustelle non siano quello più vicino agli elettronoir, poco importa. Piuttosto mi piace pensare che qualcuno poi da una recensione o un articolo vada a sentirsi le canzoni, e lì si accorga se sono buone per la colonna sonora della propria vita, oppure no.

 elettronoir3La scelta della doppia voce, maschile e femminile, è stata studiata oppure è nata casualmente?

 Marco : E’ stata la voglia di voler riprendere l’idea dei grandi duetti, quelli che ancora oggi ci fanno emozionare, Paoli-Vanoni, Battiato-Alice, De Andrè-Mina…con tutti i distingue, ma quanto sono profondi quei respiri!!!

Avendo a che fare con il pubblico, anche l’immagine è importante…c’è una ricerca nel vostro modo di presentarvi?

Matteo : Vuoi la verità? E’ tremendamente difficile giocare con l’immagine, benchè in televisione sembra così semplice suscitare emozioni solo con uno sguardo, coi vestiti giusti o col trucco. Non basta un fotografo bravo, non è questione di personal stylist. Non ce n’è: se fingi, se non sei tu, la gente se ne accorge sempre, e quel che esce fuori è ridicolo e impacciato. Gli elettronoir sanno essere fedeli a loro stessi, e ciò che ti viene in mente quando ci vedi è esattamente quello che siamo. E’ la via migliore, perchè se il dare è la chiave di tutto, allora è importante innanzitutto essere autentici. Ecco, da qui parte la ricerca delle suggestioni che girano attorno alle nostre facce. Non potrebbe essere altrimenti.

 Passiamo ora al vostro futuro, cosa c’è alle porte per gli Elettronoir?

 -ELETRONOIR- : Beh sicuramente l’ultima parte della trilogia, nel lungo periodo. Al momento, ci stiamo concentrando su l lancio del video di Blu e sui live in giro per l’Italia.

 Siamo quasi alla fine della nostra chiaccherata, mi piace concludere sempre in modo insolito…a voi libero sfogo per chiudere l’intervista, date voce agli Elettonoir tramite ViViCooL….dite quello che vi passa per la testa!!!!

 -ELETTRONOIR- Resistere!

Un saluto a nostri lettori?

 -ELETTRONOIR- : Speriamo che le nostre strade si incontrino presto!

 Ricordo tutti i nostri lettori che potete seguire tutte le news degli ELETTRONOIR direttamente sul loro sito www.elettronoir.com dove potete sapere anche le tappe dei loro live!!!!

Inoltre vi segnalo che potete scaricare l’ultimo album degli ELETTRONOIR cliccando qui in download gratuito.

SE AMATE LA MUSICA, QUELLA CHE VI FA EMOZIONARE, ALLORA VI CONSIGLIO DI SEGUIRE QUESTI RAGAZZI…PERSONALMETE SONO STATI UNA PIACEVOLE SCOPERTA, SPERO LO SIA ANCHE PER VOI…

MI RACCOMANDO COMPRATE SOLO MUSICA ORIGINALE!!!!

a cura di Andrea Izzi

468 ad
Chat plugin by BoWoB Chat for Wordpress